| sfiducia | [politica] |
Su Repubblica di oggi ci sono i risultati di un sondaggio sul gradimento di politici e istituzioni varie. Il commento di Ilvo Diamanti è molto sintomatico. Diamanti infatti fa notare come la fiducia in Berlusconi in tre mesi è scesa dal 61 al 44%: in pratica, un quarto di consensi in meno. Glissa poi per quanto possibile sulla fiducia a Veltroni, che è crollata dal 65 al 40%: più di un terzo delle persone che ancora a marzo, indipendentemente dalle loro opinioni politiche, lo consideravano affidabile ha cambiato idea. Direi un ottimo risultato politico, tenuto conto che a fare l'opposizione (come sa il Bertinotti) dovresti avere dei vantaggi.
A dire il vero è ancora peggio vedere che la magistratura è considerata affidabile solo dal 35%. Anche qua mi sembra che ci sia un capitale completamente perso: nemmeno troppo per "la magistratura giacobina" (altrimenti il gradimento del premier sarebbe maggiore) quanto proprio per le lotte interne che certo non aiutano.
In definitiva, una brutta situazione, un regimicchio rassegnato.
Visto che ieriavevamo uno sciopero di tutta la giornata contro la scelta di Bernabè di far fuori cinquemila persone; visto che per un lavoro come quello che faccio io limitarmi a stare a casa non serve a nulla; visto che tanto avevo l'imbianchino a casa e quindi non potevo starmene a dormire: e visto che il presidio si teneva in piazza Einaudi, cioè a dieci minuti a piedi da casa mia... ieri mattina me ne sono andato a manifestare, da Vero Lavoratore in Lotta. (Non che la partecipazione serva a molto, lo so bene: l'unica cosa seria che avrei potto fare contro Telecom sarebbe stato passare in ufficio, timbrare e uscire. Però sono troppo serio per una cosa del genere. Almeno nel presidio faccio numero)
Non so dire quanti siano stati a scioperare: le persone presenti al presidio regionale saranno state 250 (tiro a indovinare i numeri "ufficiali": 150 per la questura, 1000 per il sindacato), escluse naturalmente le forze dell'ordine: due camionette della polizia con una decina di poliziotti col casco in mano ma senza scudo, che immagino fossero lì a evitare che qualcuno facesse dei picchetti (non che qualcuno ne avesse voglia); una decina di vigili urbani che avevano l'aria di chiedersi "che diavolo facciamo anche noi"; e un'auto dei carabinieri giusto per far figura. C'era poi il solito camioncino che sparava musica a palla, non so esattamente se per rompere le scatole ai dirigenti nel palazzone Telecom, rompere le scatole a noi che eravamo lì a fare un po' flanella, o effettivamente per rallegrarci il morale. Ad ogni modo, verso le 10 i sindacalisti hanno deciso che tanto non arrivava più nessuno e hanno iniziato il microcomizio. Peccato solo che a nessuno fosse venuto in mente di portarsi una ventina di metri di prolunga: così hanno usato i megafoni a pile e non si riusciva a sentire praticamente nulla. Non che la cosa non abbia avuto una sua certa qual utilità: ad esempio, sono stati ben pochi a sentire l'assessore Casati (direi Bruno e non Ezio, qua hanno tutti lo stesso cognome!) che dopo averci paragonato ai Rom è anche riuscito ad affermare che la privatizzazione in Telecom è arrivata nel 2001 con Tronchetti Provera. In compenso il nostro territoriale CGIL, a cui avevo dovuto ricordare quando sono passato a salutarlo che non sono un settimo livello ma un quadro, era così contento della cosa che ha comunicato a tutti i duecentocinquanta partecipanti più forze dell'ordine che "per la prima volta abbiamo anche dei quadri alla manifestazione". Fossi in lui non sarei così felice: io sono notoriamente un tipo piuttosto inclassificabile, e il fatto che il sindacato non sia riuscito a far capire agli alti livelli che forse è meglio vedere tutti insieme le politiche aziendali non depone a loro favore. Ah: del mio gruppo di lavoro ad essere presenti in piazza Einaudi eravamo il 15% della forza lavoro, vale a dire tre persone.
Finito il silenzioso comizio, si doveva decidere il da farsi. Dopo un po' di confabulazioni varie, alla fine si è deciso che a stare fermi ci si stufava e così si è fatto un minicorteo per via Pirelli, via Vittor Pisani e viale della Liberazione. L'unico problema è che duecentocinquanta partecipanti più forze dell'ordine sono davvero pochini, e quindi il tamtam era "state più sparpagliati possibile per sembrare di più". All'inizio la cosa funzionava anche, ma via Vittor Pisani è abbastanza larga perché scomparissimo quasi del tutto. Curiosità: c'erano anche delle bandiere dell'UGL, oltre a quelle della Triplice, e qualcuno le ha anche portate in corteo. Solo che se ne stavano a chiuderlo...
Alle 11:30 non c'era proprio più nulla da fare, e me ne sono ritornato a casa dagli imbianchini. Visto che tinteggiavano la camera da letto non ho potuto nemmeno fare una pennica, ci ho guadagnato ben poco da questo sciopero :-(
Ho scattato qualche foto: le trovate su Picasa.
| vu' cavare denti? | [curiosita'] |
Il decreto legge 112/08 del 25 giugno, quello della manovra estiva, è sicuramente ipertrofico. C'è dentro di tutto: la versione gentilmente fornitaci da Il Sole-24 ore è di 64 pagine, diviso in due PDF (prima parte e seconda parte). Tra le tante, troppe cose che sono presenti nel decreto, e che mi sa tanto richiederanno un voto di fiducia a inizio agosto, c'è anche l'abrogazione di 3574 leggi, come promesso da Simpli(fi)cius Calderoli. L'elenco, sempre grazie al Sole, lo trovate qui.
Tanti si sono fermati alla prima pagina, dicendo "Toh, c'erano leggi che risalivano al 1864!" Io sono riuscito ad arrivare al fondo di pagina 7 (su 274) e trovare questa, al numero 129 dell'elenco: "Legge 298, 31/03/1912, che prescrive l'obbligo della laurea in medicina e chirurgia per l'esercizio della odontoiatria".. Insomma, finalmente potrò mettermi anch'io a fare il dentista!
No? mi dite che non si può? Lo immagino anch'io. La mia sensazione è che noi abbiamo una pletora di leggi semplicemente perché abbiamo la pessima abitudine di non abrogarle mai esplicitamente. Ci limitiamo a terminare la nuova legge con le paroline magiche "ogni legge precedente in contrasto con quella attuale è abrogata". Immagino insomma che ci sia stato nel corso del ventesimo secolo una nuova legge che regola l'esercizio dell'odontoiatria, ma che nessuno abbia mai abrogato esplicitamente la legge 298/1912.
Sia comunque plauso a Simpli(fi)cius, visto che un po' di pulizia fa sempre bene: certo però che se si iniziasse a fare le leggi in maniera organica, e non attaccando emendamenti "comodi" qua e là, magari sarebbe più facile abrogare man mano le leggi che non servono più!
| chissenefrega | [politica] |
Qui sono due giorni che tutti (e quando dico tutti non parlo dei blogh, ma dell'italica stampa) parlano del vero motivo per cui Sìlviolo vuole bloccare le intercettazioni: perché ci sono telefonate in cui si vanta/bea/compiace di essersi fatto qualche signora o signorina che ora fa parte dell'esecutivo Berlusconi IV. Secondo il Corsera lo dice lui stesso («fango gettato sul presidente del Consiglio e sui ministri»); D'Avanzo su Repubblica ci fa sapere che lui ha sentito tutto, ma ormai la parte più "succosa" è stata cancellata dal GIP milanese Marina Zelante (che bel cognome che ha).
Mi secca dirlo, ma sono quasi d'accordo con il pippone odierno di Paolo Guzzanti: quasi, perché il suo elogio della fica-con-la-c-perché-noi-siamo-romani (e quindi prendiamo l'originale greco) è piuttosto ridicolo. È però vero che non è un problema mio né di sessanta milioni di altri italiani con chi afferma di essere andato a letto l'attuale PresDelCons; al limite è un problema di donna Veronica... e quelli sono affari loro, comunque. Gli affari miei e degli altri 60 milioni di italiani sono il fatto che perché Lui non deve far sapere ufficialmente che dice di aver messo le corna (cosa che non mi pare sia un reato civile o penale) allora bisogna bloccare tutte le intercettazioni... e tanto le voci circolano lo stesso. Bellino, vero?
A quanto sembra, la saga delle "dimissioni telematiche" (vedi le precedenti puntate: [1], [2], [3]) è arrivata al termine.
Sleepers mi scrive dicendo che la legge 188/07 è stata abolita. In effetti ho trovato questo articolo che spiega come nel decreto legge del 25 giugno scorso è stata appunto abolita la legge sulle dimissioni telematiche... immagino su proposta di Simplificator Calderoli. Il tutto appare come lettera l), comma 10, dell'articolo 39 del DL 112/08. Non so se ci fossero i requisiti di urgenza, ma tant'è.
Onestamente non mi metto a piangere: come avevo scritto a suo tempo, l'idea era di per sé buona, ma "persino le cose buone riusciamo a farle male"... e allora tanto vale lasciar perdere.
| impronta tu, ch'impront'anch'io | [pipponi] |
Leggendo i commenti di questo post di Leonardo, scopro che mentre nella vecchia carta d'identità cartacea l'"impronta del dito indice" veniva fatta apporre solo ai pregiudicati - non che ne vedessi l'utilità, ma vabbè - nella nuova carta d'identità elettronica viene presa e scansionata a tutti. Qualche rapido commento:
- già c'è meno spazio "viisuale", visto che la nuova carta d'identità è più piccina. Non sarebbe bastato salvare una copia digitalizzata nel chip, se proprio si ritiene di avere bisogno di averla? Che poi veniva anche un bel gioco di parole con l'impronta digitale in formato digitale :-)
- come mai nessuno ne aveva ancora parlato? È vero che tanto sono in pochi ad avere la carta d'identità elettronica, e visto che il MINIstro Brunetta ha prolungato per decreto la validità a dieci anni invece che cinque il problema non si pone per un po'; ma è sempre un'ulteriore schedatura
- ma poi serve davvero catalogarci tutti così? Ho grandi dubbi sul fatto che queste restrizioni che ci vendono come "per la nostra sicurezza" portino a vantaggi. Pensate solo al divieto di portare liquidi in aereo (come la maggior parte dei divieti relativi ai voli aerei, del resto).
- Per quanto riguarda le uniche impronte che sembrano attualmente degne di nota, una volta che hai quelle di un bimbo Rom che te ne fai? Controlli se le avevi già prese prima? sai a chi darlo se due coppie di genitori se lo contendono? La prima volta che lo becchi a compiere un reato non lo metti in riformatorio, ma la seconda sì?
Se non lo si fosse capito, sono della scuola che dice di stare molto attenti quando ti parlano di "sicurezza", perché in genere non intendono la sicurezza tua ma la loro. Solo che mi sa di essere in minoranza estrema.
| cos'è l'umorismo? | [varie] |
Questa notiziola è piuttosto inutile, anzi è ancora più inutile di quelle che scrivo di solito. Però è una cosa che stamattina mi ronzava in testa, e magari qualcuno può dare il suo punto di vista.
Tutto nasce dalla vignetta di oggi del fumetto Mutts. Se non conoscete Mutts, la vignetta non vi dirà assolutamente nulla, se non magari un sorrisino a vedere un gattino e un cagnolino ordinare un gelato, mentre io (ma anche Anna l'ha apprezzata tantissimo) mi sono messo a sghignazzare da solo come un cretino.
La risata è nata da due fatti. Il primo è che il "little pink sock" è un'entità ricorrente nel fumetto: un calzino rosa (appunto) che il gatto Mooch ama alla follia e con cui gioca sempre. Abbiamo quindi la "running gag": in genere, quando si parla di pink sock, un affezionato lettore è già indotto al sorriso. Se si vuole, però, questo è un po' barare, cercare la battuta scontata. In questo esempio, però, c'è sicuramente qualcosa di diverso: lo slittamento del significato. È vero che la gelateria raffigurata ha tanti gusti e quindi si può chiedere qualcosa di non standard, ma il passaggio del little pink sock dall'essere un calzino al diventare il gusto di un gelato è uno spiazzamento che almeno per uno come me è assolutamente umoristico: vedo insomma qualcosa dove non mi aspetterei affatto di vederlo.
Credo che il famigerato "umorismo matematico", quello che nessuna persona non-matematica possa capire, sia fondamentalmente legato allo slittamento di significato, anche se a volte noi sorridiamo perché gli altri sghignazzano nelle barzellette "un ingegnere, un fisico e un matematico..." (esiste anche una metabarzelletta al riguardo, ma non me la ricordo bene quindi non la scrivo). Sarà limitativo, ma sempre meglio del cazzoculofigatette che in genere indica un qualche problema del (generalmente sguaiato) ridente con le parti del corpo proprie e altrui.
Se siete arrivati fino a qua, avete anche voglia di raccontare cos'è che a voi fa ridere?
| impegni mondani | [io] |
Domani sera sarò a Bologna a salutare il buon Doug Hofstadter, che come tutti gli anni fa un periodo europeo e ne approfitta per salutare gli amici (e lasciare i figli con gli amici dei figli). L'unica fregatura è che visti gli orari dei treni sono costretto ad andare in macchina, con la mia voglia di guidare che mi salta addosso.
Venerdì invece dovrei essere a manifestare sotto Telecom, in occasione dello sciopero.
Il tutto mentre l'imbianchino ci rifà la camera, visto che finalmente sono riusciti a riparare la perdita dal terrazzino del piano di sopra (e con tutta la pioggia che è caduta a maggio ne siamo ragionevolmente certi!)
Non faccio previsioni più a lungo termine, se non che vorrei tanto dormire :-)
| numeri negativi | [povera_matematica] |
In questi giorni di inizio estate, tra i tanti cartelloni seipertre che colorano simpaticamente le nostre vie c'è anche la pubblicità di Vodafone che mostra un telefonino e ci dice che se passiamo a loro possiamo avere il telefonino a -100 euro.
Se io leggo "un telefonino a -100 euro" immagino che io prendo quel telefonino e mi danno ancora cento euro, esattamente come se vedo scritto "un telefonino a 100 euro" significa che se io prendo il telefonino devo dare a loro 100 euro. Non ho nessun problema a immaginare che i cento euro non sono in contanti ma in sconti sul traffico futuro, giusto per mettere le cose in chiaro: però il senso è quello.
Invece, come si può leggere in piccolo nei tabelloni pubblicitari e con un font umano qui, quello che in realtà ti danno è uno sconto di 100 euro, 50 in contanti e 50 in ricarica. Dite quello che volete, ma dal mio punto di vista è come minimo una pubblicità ingannevole. Che sia voluta o no dal marketing Vodafone non lo so; io guardo solo il risultato finale. Se non siete d'accordo con me, provate ad andare a comprare un congelatore che promette -18 gradi, e poi scoprire che i 18 gradi sono quelli in meno rispetto alla temperatura ambiente: poi ne parliamo. La frase corretta è "a cento euro in meno", o "con cento euro di sconto".
Detto tutto questo, la cosa per me più triste - e il motivo per cui questo post è nella categoria "povera matematica" - è che non sembra essersene accorto nessuno.
| Il paradosso di Berry | [matematica_light] |
Uno, due, tre, quattro... mille... un milione... un miliardo... un fantastiliardo... Beh, che numero sia esattamente un fantastiliardo non è così certo, o perlomeno non saprei citare il numero esatto di Topolino in cui è stato definito formalmente. Sono capaci ad averlo fatto, sì. Però direi che siamo tutti d'accordo che ai numeri si può dare un nome, e che noi siamo abbastanza fortunati da poter dare un nome - in italiano, in inglese, in klingon o nella vostra lingua preferita - a ogni numero. No, ricominciamo da capo. Sicuramente possiamo dare un nome a ogni numero intero (o frazionario, o irrazionale algebrico). Dopo Cantor sappiamo infatti che i numeri reali sono "più infiniti" delle parole che abbiamo a disposizione; quindi se volessimo dare un nome a tutti i numeri reali, e non solo a pi greco o alla radice di due, siamo fregati in partenza: anzi, la percentuale di numeri a cui possiamo dare un nome è virtualmente nulla rispetto al totale. Ma questa è un'altra storia.
Limitiamo pertanto il nostro scopo e torniamo ai numeri interi, dove insomma si direbbe che siamo a posto. Qualunque numero finito uno scriva, lo possiamo leggere, sgolandoci al più con una sfilza di "miliardi di miliardi di miliardi", o al limite risparmiando un po' di voce sfruttando la norma CEE/CEEA/CE n.55 del 21/11/1994 che definisce che andando di mille in mille si hanno migliaia, milioni, miliardi, bilioni, biliardi, trilioni; poi si sono fermati, lasciando a Wikipedia l'onore di arrivare ai quadriliardi. Lo strano è che la norma CEE specifica le unità di misura tra le pieghe di una legge sul trasporto di merci pericolose: ma in effetti, anche solo sui numeri interi di cose strane ne abbiamo lo stesso!
Piccola digressione. Un'altra cosa che abbiamo imparato fin da bambini è che dato un numero possiamo sempre trovarne un altro dicendo "più uno!", come si ricorderà chi giocava a dire il numero più grande. L'osservazione è meno stupida di quanto si pensi, come vedremo. Detto in altro modo, un numero lo si può chiamare in tanti modi: ad esempio, "cento" è anche "novantanove più uno", oppure "dieci per dieci", o ancora "il numero di quadratini del quadrato costruito sull'ipotenusa di un triangolo rettangolo i cui cateti hanno lunghezza rispettivamente sei e otto". Quanti modi abbiamo a disposizione per definire un numero? Non lo so. Probabilmente infiniti, ma in realtà la cosa non è che ci importi più di tanto. Quello che importa è per ogni numero abbiamo (almeno) una rappresentazione "economica", che cioè usa il numero minimo possibile di sillabe. A vedere gli esempi qui sopra non si capisce l'utilità di introdurre questi altri modi di chiamare un numero, ma ad esempio novecentonovantanovemila novecentonovantanove (venti sillabe) può essere espresso come "un milione meno uno" (otto sillabe: un bel risparmio!) Possiamo così decidere di chiamare ciascun numero con l'espressione che richede il minor numero possibile di sillabe: un'ottima idea, se abbiamo bisogno di risparmiare spazio.
A questo punto entra in gioco il signor G. G. Berry, che non era esattamente l'ultimo arrivato dato che era bibliotecario alla Bodleiana, una delle più importanti se non la più importante biblioteca di Oxford. Il signor Berry, poco più di cent'anni fa (era il 1904), ebbe l'idea di pensare a un numero che in fin dei conti un suo minimo interesse ce l'aveva: "il più piccolo numero che non si può esprimere con meno di trenta sillabe". Si sa che i bibliotecari, quando si tratta di definire qualcosa, sono sicuramente bravi, no? Per amor di precisione, il testo originale inglese parla di "the least integer not nameable in fewer than nineteen syllables" (che in inglese dovrebbe essere 111.777, dice wikipedia); e sempre wikipedia afferma che in realtà Berry parlava semplicemente del più piccolo numero ordinale non definibile. (I numeri ordinali sono quelli che usiamo per contare "uno, due, tre...". Finché usiamo numeri finiti non c'è una differenza pratica con i numeri cardinali che dicono in un botto quanto è grande un insieme; con i numeri transfiniti sì, ma non è questo il momento di parlarne)
Questo numero, chiamiamolo b in onore di Berry, deve per forza esistere: in fin dei conti i numeri sono infiniti, e le frasi composte al più di trenta sillabe sono finite. Occhei, sarà probabilmente un numero molto grande, ma in linea di principio lo si può calcolare. Persino un costruttivista come Brouwer, che giusto in quegli anni stava lamentandosi di come l'infinito venisse usato in maniera un po' troppo disinvolta, non avrebbe avuto nulla da dire sulla correttezza della definizione. Ma era proprio così? Mica tanto. In effetti, se siete stati attenti, la frase "il più piccolo numero che non si può esprimere con meno di trenta sillabe" di sillabe ne ha 25. Ma allora non ci può essere nessun numero con tale proprietà! Se ci fosse un siffatto numero b, infatti, automaticamente gli potremmo affibbiare la descrizione di cui sopra e quindi non è vero che non si può esprimere con meno di trenta sillabe. Ciò è indubbiamente berrybile.
Qui c'era qualcosa che non andava: e subito Berry chiese lumi all'indubbio esperto del campo: quel Bertrand Russell che pochi anni prima aveva dato un duro colpo al lavoro di una vita di Frege con il famoso paradosso del barbiere del villaggio che fa la barba solo e unicamente a chi non se la fa da sé. (per la cronaca, il barbiere si chiavama Andrea ed era una splendida fanciulla...). Russell ci pensò un po' su e alla fine sentenziò che il problema non si poneva: la definizione di b non era infatti valida perché era una metadefinizione, visto che non definiva un numero ma le proprietà del numero. Per fare un esempio più terra terra, se diciamo "tre ha tre lettere" non stiamo parlando del numero tre (anzi 3), ma della parola che lo definisce: il "lessicale", mi suggeriscono i miei amici filosofi. Il paradosso gli sembrò comunque interessante, tanto che lo inserì come primo nella lista di sette che presentò nei Principia Mathematica: e chissà, magari la teoria dei tipi, l'idea cioè che ci fosse una gerarchia di insiemi dove a ciascun livello gli elementi costitutivi potevano essere al più insiemi dei livelli inferiori, nacque anche pensando a questa differenza tra numero e definizione del numero. Non che tutta quella fatica gli sia servita a qualcosa, visto che venticinque anni dopo Kurt Gödel gli scombinò tutta la sua teoria. E paradossalmente, una cinquantina d'anni dopo, Greg Chaitin riprese in mano il paradosso di Berry, lo formalizzò usando un linguaggio di programmazione, e riuscì in questo modo a dare una nuova (e più semplice) dimostrazione del Teorema di Incompletezza di Gödel. Una vendetta postuma, insomma...
Che dire? State sempre attenti, quando vi mettete a contare, perché non si sa mai dove si nascondano le insidie! (Se vi piacciono questi temi, consiglio la lettura anche dei Rudi Matematici)
| metatruffa | [spam_phishing] |
A furia di ricevere mail che ci comunicano che parenti stretti di notabili africani hanno bisogno di spostare soldi da un conto corrente a un altro e chiedono il vostro aiuto, magari abbiamo anche iniziato a sgamare qualcosa. Ma niente paura, i truffatori nigeriani sono pronti alla mossa successiva! Ecco il testo dell'ultimo phishing che mi è arrivato al riguardo:
From: "UN/EU FRAUD MONITORING UNIT" <uneufraudunitmonitoring.espana@gmail.com>
Subject: Your Recovered Funds
A joint effort instigated by a coalition of international monetary institutions with the help of Interpol has been able to track down diverted funds of foreign contractors and inheritance beneficiaries mostly from Africa and Europe. We have been working with other financial monetary institutions all over the globe and have entered agreement with the governments of the countries were these funds originated from.
In our fight to ensure that innocent hardworking people such as yourself are not taken advantage off by scammers who claim to want to transfer huge sums of money to you all in the guise of defrauding you of your hard-earned funds, we found out that you are not a victim of one of the several scams but, you are a victim of fund theft/diversion. You are among the list of the victims of corrupt government officials and bank staffs in Europe and Africa. These corrupt individuals and institutions are being investigated and prosecuted while arrangements has been concluded between the country where these funds originated from, World Bank, IMF, EU, UN, and Interpol on the safest and most secure means of getting the funds to the rightful beneficiaries.
eccetera eccetera. Riassunto, per chi non ha voglia di leggersi l'inglese: "Abbiamo scoperto che ci sono dei cattivoni nelle banche africane che hanno cercato di truffarvi. Ma noi siamo stati più bravi di loro, e li abbiamo bloccati. Adesso mandateci i vostri dati di conto corrente, e vi ridaremo indietro tutti i soldi, scusandoci per il disturbo".
Bisogna ammettere che non arriveranno ai livelli dell'italico spammer, però l'idea non è per nulla male, vero?
| Nubifragio! | [trasporti] |
Stasera Anna e io siamo rientrati in tram a casa, prendendo il 7 da Precotto. Arrivati in Fulvio Testi, ha iniziato a grandinare bello forte - a casa ci siamo trovati il terrazzo allagato, tanto per dire, ma non è di questo che voglio scrivere.
Mentre stavamo per arrivare a casa e discutevamo se farci ancora un giro sul tram in attesa che spiovesse, il tram si è fermato. Dopo un po' (noi eravamo in fondo) ci siamo accorti che il tranviere smarronava. Un ramo era stato strappato dall'albero e si era posato proprio sul pantografo, bloccando il tutto. Il tentativo dell'informatico (spegnere e riaccendere il tram, sperando che il pantografo si abbassasse liberandosi) non è servito a nulla; noi a questo punto siamo scesi, visto che la pioggia era calata, mentre il tram è rimasto fermo ancora per un quarto d'ora (lo intravedevo dalla finestra di casa).
Ecco un paio di foto (un po' scure, ma il cielo era quel che era) del fattaccio.
| Sotto il segno di Gödel (libro) | [recensioni] |
(se vuoi una mia recensione più seria di questo libro, va' su Galileo!)
Il 2006 è stato il centesimo anniversario della nascita di Kurt Gödel, e ci sono naturalmente state svariate celebrazioni di quello che forse è il matematico più famoso del '900 per chi matematico non è. In questo libro (Gabriele Lolli, Sotto il segno di Gödel, Il Mulino - Intersezioni 2007, pag. 174, € 14, ISBN 978-88-15-12023-6) Gabriele Lolli raccoglie alcune presentazioni da lui tenute in varie conferenze, e che toccano vari punti del pensiero di Gödel. In effetti, il suo teorema di incompletezza, quello che è stato più o meno orecchiato da tutti, rappresenta solo una parte nemmeno troppo grande della sua produzione; dire come fa Lolli che Gödel sia stato il più grande logico dopo Aristotele, se non addirittura pari a lui, forse è un po' esagerato, ma nemmeno troppo. Dopo il capitolo introduttivo si possono scoprire i suoi contributi su incompletezza, indecidibilità, teoria degli insiemi e filosofia, non solo matematica ma anche generica. Lolli racconta anche dei risultati cosmologici ottenuti da Gödel, con la scoperta di soluzioni delle equazioni della relatività generale che ammettono anelli temporali; c'è anche un capitoletto su "Gödel umorista", ma bisogna ammettere che non è il massimo: nemmeno un matematico si mette a ridere.
Il libro pecca di una certa ridondanza, dovuta all'avere raccolto interventi indipendenti; la parte prettamente logica, inoltre, è piuttosto pesante da leggere. Nel complesso, però, questa specie di biografia sui generis è utile per avere un'idea più chiara del ruolo svolto da Gödel nello sviluppo della scienza del ventesimo secolo.
| una radio un po' particolare | [curiosita'] |
L'immagine qui a fianco, che potete vedere meglio su Gizmodo, è una "radio concettuale" di un designer finlandese, Mikael Silvanto (purtroppo il suo sito non dà molte informazioni in più).
Nelle vecchie radio analogiche, c'era un cursore che si spostava per selezionare l'emittente: in questo caso, è invece la radio - a forma di iPod - che si sposta per selezionare l'emittente, con un effetto simile a quello di un regolo calcolatore. Assolutamente inutile, ma davvero carino, non trovate anche voi?
(via Storiedime)
| la fine di Altavista? | [informatica] |
Stamattina volevo capire perché un sito coreano avesse un puntatore alla mia categoria "matematica light" (poi non l'ho mica capito), quindi avevo bisogno di un traduttore automatico. Memore dei bei tempi andati, ho digitato http://babelfish.altavista.com/, e mi sono trovato un logo di Yahoo!. In effetti, la pagina mi aveva ridiretto su babelfish.yahoo.com; la cosa doveva essere piuttosto recente, visto che nella pagina c'era anche un avviso che mi assicurava che non ero stato io a sbagliare indirizzo.
Lasciatemi versare una lacrimuccia pensando a tutto il tempo trascorso. Quando il web era davvero giovane, Google non esisteva nemmeno nella fantasia di Page e Brin, e nessuno parlava ancora del Y2K bug, c'è stato un momento in cui il motore di ricerca più usato era Altavista. Per la precisione, http://altavista.digital.com, perché altavista.com era il sito non ricordo se di un'azienda di Real Estate o cos'altro, che poi ha deciso di cedere il nome a dominio probabilmente perché si era scocciata di ricevere pacchi di richieste di ricerche web. Babelfish nacque appunto come progetto della Digital, in collaborazione con Systran, e strizzando l'occhio a tutti noi che sapevamo esattamente il perché di quel nome.
Beh, ho appena verificato: il sito di altavista esiste ancora, ma è chiaro che ormai è più che altro un leftover, un dinosauro che è rimasto solo come sottomarchio (basta vedere che i risultati delle ricerche puntano tutti a http://av.rds.yahoo.com/ ...). La lacrimuccia non è chiaramente per la morte di altavista, ma al pensiero di tutti gli anni che sono passati :-|
| l'evoluzione di Tonino | [politica] |
Leonardo, come spesso capita, ha ragione: l'attuale leader del centrosinistra (e quindi di tutta la parte della nazione meno a destra di Casini, visto che dalle parti de La Sinistra - L'Arcobaleno non c'è proprio più nessuno) è Antonio Di Pietro. Una delle tante anomalie italiane è che il leader del centrosinistra è un uomo di destra, ma non ci si può fare molto; prendiamo già come dato positivo il fatto che stavolta, a differenza delle due ultime legislature, non mi pare si siano verificate delazioni dall'Italia dei Valori a Forza Italia, il che significa che Tonino sta imparando a scegliere i suoi uomini.
D'altra parte, mi sa che Di Pietro stia anche imparando a posizionarsi correttamente. Basta vedere il "magnaccia" affibbiato a Berlusconi, e se vogliamo anche le mussolinesche pose bucoliche, che sono l'unica risposta possibile alla retorica del "presidente operaio" che non dia l'aria di essere una trita scopiazzatura; scopiazzatura che è il modo con cui negli ultimi anni il centrosinistra ha sperato di attirare i voti moderati, senza riuscire a capire che non ha senso prendere un succedaneo quando puoi scegliere l'originale.
Detto tutto questo, aggiungo che sono quasi completamente d'accordo con l'analisi di Alessandro Gilioli, che tra l'altro dice le cose in maniera sicuramente più comprensibile di un casinista come me. Il "quasi" è dovuto al fatto che io i flosci tizi non li ho votati, come forse ricorderete. È inutile fare i fighetti "da circoscrizione 1" e prendere in giro Di Pietro per i suoi congiuntivi, per il suo modo di vestirsi o per quello che dice: i fighetti da circoscrizione 1 sono e saranno la minoranza, come si vede dagli apprezzamenti per le uscite "politicalli scorrect" non solo di Bossi e Calderoli ma anche di illustri esponenti del Popolo delle Libertà che tanto si sono indignati per avere sentito apostrofare così Il Loro Capo. E poi, scusate, "magnaccia" è praticamente una parola già sdoganata di suo: per indicare le richieste da parte di Sìlviolo per piazzare qualche soubrettuccia, "pappone" sarebbe stato peggio, no? (Ovviamente un termine come "lenone", anche se magari lo conosce, non sarebbe mai stato potuto pronunciare da Di Pietro. Sono lemmi da Padri Nobili della sinistra.)
| Posterous | [informatica] |
Toh, un nuovo servizio 2.0 (immagino che sia 2.0, almeno dalle icone). L'idea dietro Posterous è che tu per l'appunto posti del materiale (lo mandi a post@posterous.com) e loro ti creano una pagina stile blog. Fin qua nulla di entusiasmante. Anche il concetto "ah, ma se tu mandi un file mp3 o un video su YouTube noi lo mostriamo in maniera intelligente" è poi chissà cosa: basta vedere tumblr, tanto per fare un esempio a caso.
Quello che alla fine potrebbe essere l'uso killer (in tutti i sensi) è la loro scelta di non richiedere necessariamente di loggarsi per creare la propria pagina. Se uno invia un messaggio, posterous risponde (per sincerarsi che l'indirizzo esista, chiedendo l'ok per la pubblicazione) e crea una pagina con un nome formato da quello del mittente e da una stringa casuale (con l'unica fregatura che l'unione è effettuata aggiungendo un carattere "_" che il mio firewall giustamente rifiuta, e quindi dall'ufficio non posso raggiungere il sito).
Supponiamo ora che io mi crei una casella email temporanea, magari di quelle a durata limitata a un giorno. Da questa casella posso inviare i brani dell'ultimo disco di miticoVasco o miticoLiga[*]; a questo punto i brani sono a disposizione di tutti, basta passare l'indirizzo web della pagina, e siamo tutti felici e contenti (tranne la SIAE, mi sa tanto).
Essendo io una persona sprezzante del pericolo e della SIAE, ho fatto una prova con un mio proprio sito: giudicate voi stessi il risultato!
[*]no, non farei mai una cosa del genere. Io voglio bene all'Internette, perché rovinarla così? Ah: miticoVasco e miticoLiga, anche se con le maiuscole messe diverse, sono scopiazzati ispirati da lui.
| Spam poetico | [spam_phishing] |
Ho già scritto di come i messaggi di spam che mi arrivano sulla casella di lavoro siano molto più divertenti di quelli sulla posta personale.
Anche in questo weekend gli esempi sono davvero interessanti, oserei quasi dire "poetici". Il primo ha mittente "Ideale declino", titolo "Saranno Felici se si Acquistano i Nostri" e testo Di ottenere il farmaco si ha bisogno. Noi non siamo domande stupide, consegnamo in modo rapido e sicuro. Il secondo, inviato da "Re Sani.Salute", è intitolato "Non piu Audace, Molto Rapido Ceclino" e dice Molto veloce la consegna di tutti i nostri farmaci. Noi siamo il piu veloce quando si tratta di salute. Ammetterete con me che sono frasi migliori di quelle che si trovano nei fortune cookie cinesi, no?
La cosa strana è che i due messaggi, pur sembrando dalla stessa mano e ountando a siti il cui nome è formato nello stesso modo (MATTERPOSITION e FEETSHIP.COM), hanno fatto giri completamente diversi. Il primo è stato postato da un server colombiano, e il sito è registrato per mezzo di un registrar tedesco da qualche russo (a giudicare da nome e indirizzo) che però ha affermato di stare a New York; il secondo è partito da un provider americano, un equivalente di Tiscali o Alice, e il sito non ha dati di registrazione. Si direbbe quasi che il nuovo stile sia di cercare di diversificarsi il più possibile...
Poi c'era anche l'altro messaggio che diceva di interiorizzarne i contenuti, ricorrendo anche al materiale illustrativo disponibile nel sito: ma poi ho osservato meglio, e quello proviene dal nostro amministratore delegato. Fortuna che non l'ho inviato alla casella di segnalazioni spam.
(alla fine mi sono scocciato, e ho creato una nuova categoria. Spero apprezzerete)
Non è giusto.
Mi sono detto "portiamo su il condizionatore, che stanotte Marina rimane a dormire da noi e si trova non un letto ma un forno". Ho fatto un bel po' di training autogeno per dirmi che i trenta chili del parallelepipedo possono andare su una scala a chiocchiola. Mi sono accorto sui miei piedi che forse non era una grande idea scuotere un coso pieno d'acqua di condensa. Dopo avere asciugato tutto, gradino per gradino porto il condizionatore al suo nuovo provvisorio posto. Lo accendo.
È arrivato il nubifragio (fuori, non in casa). Un muro d'acqua che non si vede a quindici metri di distanza. Non poteva iniziare mezz'ora prima?
(Tra mezz'ora devo anche prendere l'auto e andare a Linate. La vedo dura.)
| buon bimillenario, san Paolo | [religione] |
il 29 giugno - lo sanno bene i romani e lo sapevano in tanti fino a che il giorno festivo non è stato soppresso - si festeggiano i santi Pietro e Paolo. Non che siano morti in questo giorno, e quasi sicuramente non sono morti nello stesso giorno: d'altra parte, non è che andassero così d'accordo, come da loro patronato.
La tradizione, però, dice che san Paolo è nato nell'8 d.C., e oggi è una data meglio di tante altre per fargli gli auguri di buon anniversario.
Anche il papa vuole bene a san Paolo, tanto che ha indetto l'anno paolino che è iniziato ieri sera, secondo le buone abitudini cattoliche. A parte il sito ufficiale, vi segnalo lettere paoline, sito che secondo i promotori «intende dunque porsi come luogo di divulgazione critica, di dibattito e di approfondimento: nel rispetto di un giusto bilanciamento tra esigenze divulgative e possibilità di riflessione specialistica.» Mah, mi sembra un'occasione persa per l'ecumenismo, considerando che i titolari della conoscenza paolina sono i protestanti in genere e i luterani in particolare...

